Pagina:Bellamy - L'avvenire, 1891.djvu/66

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
64


«Appunto perchè siamo tutti uguali e nulla può ledere questa uguaglianza, e perchè il prestar servizio è cosa onorevole in una società, il cui principio fondamentale è di renderci servizio reciprocamente, noi potremmo istituire un corpo di servitori casalinghi, come voi non avreste potuto sognare mai;» rispose il dottor Leete. «Ma non ne abbiamo bisogno.»

«E chi s’incarica allora delle faccende domestiche?» domandai.

«Nessuno,» rispose la signora Leete, alla quale avevo rivolta la mia domanda. «La nostra biancheria viene lavata a poco prezzo in una lavanderia pubblica; i lavori di cucina vengono fatti in una cucina pubblica, e gli indumenti tutti, cuciti, accomodati e rattoppati in laboratori anch’essi pubblici. Il riscaldamento e l’illuminazione vengono prodotti dall’elettricità. Quanto a noi non occupiamo case più grandi del bisogno e ci regoliamo in modo da avere la minor fatica possibile per tenerle in ordine, e così facciamo a meno dei domestici.»

Il dottor Leete riprese a dire: «La circostanza di trovare fra le classi povere un’infinità di domestici, ai quali si lasciavano i lavori noiosi e disgustevoli, faceva sì che non vi curavate di sapere se questi lavori fossero più o meno necessari, onde evitarli quando ne fosse stato il caso; ma ora che tutti alla lor volta devono lavorare per la società, ciascuno ha lo stesso interesse personale di pensare ad alleggerire i carichi; per conseguenza si fanno invenzioni in tutti i rami dell’industria per risparmiare del lavoro, riunendo così, nell’ordinamento delle cose, le maggiori comodità colla minor fatica possibile. Nel caso poi di cose speciali, come sarebbe la pulizia generale, le riparazioni e le malattie in famiglia, ricorriamo per aiuto all’armata industriale.»

«Ma come compensate questo aiuto, se non avete denaro?»

«La nazione paga per noi. Mediante un avviso presso un ufficio apposito, si può assicurarsi dei servigi, e l’importo viene dedotto sul biglietto di credito».

«Il mondo dev’essere un vero paradiso per le signore», esclamai. «Ai nostri tempi, non v’eran nè ricchezza, nè servitori