Pagina:Bellamy - L'avvenire, 1891.djvu/87

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Dopo pranzo i miei ospiti mi fecero visitare l’edifizio di cui ammirai, sorpreso, la vastità, lo splendore architettonico e la ricca ornatura. Non pareva una semplice trattoria, ma anche un luogo di ritrovo socievole del circondario, perchè non vi mancava nulla per divertirsi e per distrarsi.

Siccome esprimevo la mia ammirazione, il dottor Leete disse: «Voi trovate qui illustrato quanto vi dissi nel nostro primo colloquio, mostrandovi la vista della città, circa lo splendore della nostra vita pubblica, paragonato con la nostra vita privata e domestica e circa il contrasto che, in ciò, esiste fra il nostro ed il secolo XIX. Allo scopo di evitare fastidi inutili, in casa teniamo soltanto ciò che è puramente necessario al nostro benessere; ma la nostra vita sociale è regolata con un lusso tale che mai il mondo non vide l’uguale. Ogni corpo industriale o professionale ha un club come questo; oltre poi a casini di campagna, in montagna o in riva al mare, per riposarsi o divertirsi durante le vacanze».


CAPITOLO QUINDICESIMO




Quando giungemmo alla biblioteca, non potemmo resistere alla tentazione di sederci in una nicchia, ornata di libri, per discorrere.

«Editta mi disse che siete rimasto tutta la mattina nella biblioteca,» disse la signora Leete. «Voi mi sembrate un mortale invidiabile, signor West».

«Vorrei sapere perchè?» replicai.

«Perchè tutti i libri pubblicati nel secolo scorso, sono nuovi per voi», rispose ella. «Per cinque anni almeno, potrete occuparvi tanto di letteratura, da non trovar nemmeno il tempo per mangiare. Quanto pagherei per non avere ancora letto i romanzi del Berrian!»