Pagina:Bellamy - L'avvenire, 1891.djvu/88

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«Od anche quelli del Nesmyth, mamma», aggiunse Editta.

«Da ciò suppongo che la letteratura del secolo scorso fu buona».

«Sì», rispose il dottor Leete, «fu un secolo di un raro splendore intellettuale. Invero l’umanità non ha mai subito, in un tempo sì breve, uno sviluppo moralmente e materialmente così esteso. Quando gli uomini incominciarono a misurare la grandezza della felicità da loro raggiunta, e quando videro che la trasformazione operatasi, non aveva soltanto recato con sè un miglioramento nella loro posizione, ma aveva aperto loro una via immensa al progresso, gli spiriti furono eccitati a tal punto che la fiorente epoca del rinascimento medioevale offre una debole idea di quanto fecero. Cominciò allora un’epoca d’invenzioni meccaniche, di scoperte scientifiche e di produzioni di pittura, di musica e di letteratura, al paragone della quale, nessun secolo regge».

«A proposito», dissi, «giacchè parliamo di letteratura, come si fa a pubblicare i libri? Si pubblicano anche per opera della nazione?»

«Certamente».

«Ma in che modo lo fate? Pubblica forse il governo tutto ciò che gli vien presentato, come cosa naturale; oppure esercita una censura e non stampa che quanto approva?».

«Nè l’una nè l’altra cosa. Non esiste alcuna censura per la stampa, la nazione pubblica tutto ciò che le vien mandato; ma a condizione che l’autore sostenga le prime spese; egli deve pagare affinchè il pubblico gli porga ascolto e se ha da dire qualche cosa che meriti di essere ascoltata, ci pare che ciò debba fargli piacere. Se, come nei tempi andati, le entrate fossero disuguali, quel regolamento renderebbe possibile soltanto ai ricchi di pubblicare un libro; ma siccome ora tutti i cittadini percepiscono la stessa rendita, esso non fa che determinare il limite al motivo dello scrittore. Le spese per un’edizione di un libro comune, possono, con dell’economia e con qualche sacrifizio, venir dedotte dal credito annuo. Quando il libro è pubblicato, la nazione lo mette in vendita».

«E l’autore riceve, come ai miei tempi, un tanto per cento sulle vendite?» osservai.