Pagina:Bellamy - L'avvenire, 1891.djvu/92

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dal credito di ogni abbonato ed assegnato alla nazione, a garanzia delle perdite che potrebbe arrecarle la pubblicazione del giornale; chè quello è affar suo ed essa non ha il diritto di proibire di farlo. Allora i sottoscrittori scelgono un redattore il quale, se accetta, vien liberato da ogni altro servizio. Invece di pagarlo come voi facevate, i sottoscrittori danno allo stato un’indenizzo che corrisponda alle spese per il suo mantenimento. Egli dirige il giornale come facevano i vostri redattori, con la differenza però che non dipende dal capitale privato a danno del bene pubblico. Alla fine del primo anno, gli abbonati rieleggono lo stesso redattore o ne scelgono un altro, sicchè un redattore abile conserva il suo posto per un tempo indeterminato. Se aumenta il numero degli abbonati, i fondi del giornale crescono pure ed esso acquista migliori collaboratori, come ai vostri tempi».

«Come sono compensati i collaboratori, poichè non ricevono danaro?»

«Il redattore tratta con loro il prezzo del loro lavoro, l’importo del quale verrà trasmesso dal credito del giornale al credito loro personale, ed il collaboratore sarà libero dal servizio dello stato per un tempo corrispondente all’importo del suo credito; come per gli altri scrittori. Per i fogli periodici si procede allo stesso modo. Coloro che s’interessano alla pubblicazione di un nuovo foglio, s’impegnano a trovare un numero di sottoscrittori che basti alle spese di un anno, scelgono un redattore, che agisce coi suoi collaboratori come vi dissi dianzi e l’ufficio di stampa procura il materiale. Se non si ha più bisogno dei servizi del redattore e se questi non si guadagna il diritto di usare del suo tempo, a suo piacimento, mediante altri lavori letterari, riprende il suo posto nell’esercito. Sebbene il redattore non sia eletto che alla fine dell’anno, e duri generalmente in carica per una serie d’anni, i sottoscrittori possono però mandarlo via quando vogliono, qualora egli cercasse di dare al giornale una tendenza diversa».

Quando le signore si ritirarono quella sera, Editta mi porse un libro, dicendomi: «Se non potrete dormire questa notte, signor West, leggete questa novella del Berrian che forse vi