Pagina:Bellamy - L'avvenire, 1891.djvu/96

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«Non ho fatto considerazioni su questo senso,» soggiunsi, «Ciò che dite è verissimo, si può più facilmente guardare indietro mille anni, che avanti cinquanta; un secolo non richiede uno sguardo retrospettivo molto lungo, ed io potrei aver conosciuto i vostri arcavoli. Hanno vissuto in Boston?»

«Io credo».

«Non lo sapete dunque certo?»

«Sì,» rispose essa, «lo credo bene».

«Avevo molte relazioni nella città,» dissi «e non sarebbe improbabile che li avessi conosciuti oppure udito a parlarne. Sarebbe ben interessante, per esempio, s’io potessi raccontarvi qualcosa del vostro arcavolo».

«Interessantissimo».

«Conoscete abbastanza la vostra genealogia, per potermi dire chi fossero i vostri antenati nella Boston de’ miei tempi?»

«Oh sì!»

«E potete nominarmene qualcuno?»

Essa era intenta a mettere in ordine un viticcio ricalcitrante e non rispose subito, quando dei passi sulla scala annunciarono che qualcuno scendeva, ed allora mi disse: «Forse più tardi ve ne nominerò».

Dopo colazione il dottor Leete propose di mostrarmi la casa centrale delle merci, e come esse vi venivano suddivise, cosa che mi aveva già descritto Editta. Lasciando la casa, dissi: «Già da vari giorni io vivo nella vostra casa in rapporti sommamente insoliti e non ho ancora parlato di questa circostanza, dovendo prenderne in considerazione molte altre, ancora più strane; ma ora che comincio a sentire il suolo sotto a’ miei piedi, e so di doverlo calpestare per sempre, voglio parlarne».

«Vi prego» soggiunse il dottor Leete, «di non darvene pensiero, poichè siete un ospite in casa mia, ed ho l’intenzione di avervi per lungo tempo ancora; oltre ciò, malgrado tutta la vostra modestia, dovete riconoscere che un ospite come voi è un acquisto di cui non si cede facilmente il possesso».

«Siete troppo buono, dottore», dissi, «ma sarebbe stoltezza da parte mia il voler essere esageratamente delicato, accettando