Pagina:Beltrami - La facciata del nostro duomo, 1883.pdf/22

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pola alla fine del secolo XV, e peggio coll’aggiunto dell’aguglia superiore, recatavi a metà circa dell’ultimo passato secolo.

A proposito di questa dichiarazione poi osserveremo, non già per brama di passare per eruditi tra gli eruditi, ma per approfondire la verità, come il partito delle due torri sulla fronte non si possa precisamente chiamare principio cardinale delle costruzioni acute d’oltr’Alpe, poichè non è altro che la riduzione, la storpiatura del vero principio cardinale, il quale voleva innalzate quattro torri agli angoli dei bracci di croce; dalla massa delle quali torri risultavano poi giustificate le torri di fronte come motivi complementari; principio cardinale che non ebbe completo sviluppo per le vicende svariatissime che interruppero sempre i lavori di tali edificii, ma che vediamo ancor oggidì, dall’esame delle disposizioni planimetriche, risultare come una caratteristica delle chiese normande, e troviamo indicato nelle cattedrali di Reims e di Chartres, per tacere d’altri esempii, meno noti, ma non meno autorevoli, per aver servito di modello nel successivo sviluppo dello stile gotico, in Germania particolarmente.

(b) Che i disegni del Duomo di Milano i quali si trovano, tanto incidentalmente, nel Vitruvio del Cesariano, siano ricavati da vecchi disegni e documenti, anteriori al secolo XVI, lo si potrebbe affermare con molte prove, delle quali citeremo questa, che dalla pianta a pag. XIV recto e dalle Sezioni a pag. XV recto e verso, appare chiaramente espresso il concetto di un tiburio a pianta quadrata: mentre già dal 1490 era stato adottato il modello dell’Omodeo e del Dolcebuono, a pianta ottagonale: del quale tiburio ottagonale, già inoltrato all’epoca della pubblicazione del Vitruvio si aggiunse, a guisa di variante, la rappresentazione di fianco al disegno del tiburio a piante quadrata che ci risulta quindi concetto anteriore.

(c) La riduzione del numero delle porte, da cinque a tre, conseguenza del concetto direttivo adottato per la facciata del progetto N. 9, non incontrò il favore, nè della Commissione giudicatrice, nè del critico della Perseveranza; questi vi riscontra una libertà poco consentita dalla icnografia a cinque navi del tempio, benchè non ne manchino esempii in contrario. Noi, che nell’adottare quella riduzione non abbiamo, per verità, sentito il bisogno di esser giustificati dalla autorità di più o meno numerosi esempii, richiameremo a questo proposito come il critico che quasi ci rimprovera quella riduzione, sia il medesimo che nell’Arte in Milano, colle parole da noi riportate a pag. 13, riconobbe invece la priorità del partito delle tre porte su quello di cinque porte.

(d) A proposito di questa ornamentazione per le porte delle testate delle braccia traverse, e per mostrare ancor più come questa susci-