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130 scritti critici e letterari


sovente non è, in chi l’esercita, fine ingenuo delle passioni, bensí stromento servile di esse.

Alieni per altro da ogni inquisizione delle coscienze, gettiamo, o buoni lettori, con buona verecondia il mantello di Sem e di Iafet su tutti i motivi segreti da’ quali possono aver mosso i giudizi intorno al libro del signor Sismondi. Crediamoli anzi innocenti tutti que’ motivi. E strignendo le diverse sentenze in un sol risultato, diciamo lealmente cosí:— Come tutti i buoni libri di questo mondo, il libro del signor Sismondi forse non sará scevro affatto affatto di passi, a’ quali una critica intemerata possa contraddire1. Ma grandi e molte bellezze e molte savie dottrine compensano largamente i pochi difetti.— Per entro a quel libro domina una sí perpetua libertá d’animo, una sí schietta ricerca del vero, un sentimento letterario cosí nobile, che, volere o non volere, all’uomo onesto è forza aver simpatia con chiunque verso il signor Sismondi eccedesse anche un pochetto nelle lodi. L’assoluta perfezione ne’ libri è come il lapis philosophorum. Studia, studia; cercalo, cercalo: nol trovi mai. E l’onestá ne’ letterati è un altro lapis philosophorum, che trovasi, è vero, qualche volta, ma tanto di rado, che pe’ galantuomini è proprio una solennitá il dí in cui giungono a raffigurarla.

Dopo questo lungo preambolo, fattovi ingozzare so io perché, eccovi, buoni lettori, quel che dice il signor Sismondi per rispetto a Dante.

Non riporto ordinatamente il testo, bensí il complesso delle idee suggerite dalla lettura di esso, usando quanto piú posso delle parole stesse dell’autore.

Prima di Dante, le poesie liriche de’ trovatori («troubadours»), le epiche de’ trovieri («trouvères») dalla Provenza e da altre parti della Francia s’erano diffuse nell’Italia, recatevi da’ normanni conquistatori della Puglia, della Calabria, della Sicilia. Imitatrice della provenzale era sorta nella prima metá del secolo duodecimo la poesia siciliana, e dalla corte di Napoli moderava il gusto poetico degli italiani.

  1. A giudizio d’alcuni, ciò potrebbe riferirsi per avventura a qualche parte delle opinioni dell’autore sul Calderon e sul Petrarca.