Pagina:Bernardino da Siena - Novellette ed esempi morali, Carabba, 1916.djvu/25

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introduzione xiii


Singolare soavità d’accento ha la parola del frate quando pronunzia il santo nome di Gesú. Il nome di san Bernardino è strettamente legato alla divozione del nome di Gesú. Nel Palazzo Pubblico di Siena è un bellissimo affresco di Sano di Pietro raffigurante san Bernardino che mostra al popolo un quadretto col simbolico monogramma in mezzo a raggi d’oro; ai lati si leggono le parole di San Paolo: In nomine Jesu omne genu flectatur coelestium, terrestrium et infernorum.

Questa devozione fu proposta dal santo, sembra per la prima volta a Milano, nel 1418. San Bonaventura aveva scritto un trattato in laudem dulcissimi nominis Jesu. San Bernardino continua l’opera del grande maestro, la rende pratica. Invita i suoi uditori a moltiplicare ovunque la simbolica cifra del nome di Gesú, a inciderla sui pubblici edifici, su le porte delle case, sugli stendardi delle compagnie. La sigla circondata da un’aureola raggiante adornò a Siena la facciata maestosa del Palazzo del Comune, a Firenze la facciata della Chiesa di Santa Croce, a Bologna, a Milano, a Volterra.

Le varie fazioni che dilaniavano l’Italia eran fedeli a un’insegna. San Bernardino sostituiva ai segni della lotta civile il nuovo segno di pace: il nome di Gesú.

Per questa nuova forma di culto che proponeva, san Bernardino venne sospettato quasi di eresia, e accusato di favorire un culto superstizioso con l’attribuire al nome di Gesú una virtú magica e taumaturgica. La tempesta che si addensa intorno all’umile francescano senese è minacciosa e scura, ma Bernardino con la sua consueta serenità l’affronta, si difende ed ha ben presto ragione della malafede dei suoi avversari.