Pagina:Bernardino da Siena - Novellette ed esempi morali, Carabba, 1916.djvu/26

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xiv introduzione


Fiaccato dalle eccessive fatiche della predicazione, san Bernardino morí ad Aquila il 20 di maggio del 1444. Dopo sei anni era già asceso agli onori degli altari.

Scrissero di lui Giovanni da Capistrano, il Surio, Agostino Dati, Enea Silvio Piccolomini, Vespasiano da Bisticci, Maffeo Vegio e Barnaba Senese.

Oggi il suo nome è affidato alle prediche volgari, i suoi scritti latini son poco conosciuti. Insieme con la vita del Beato Colombini scritta da Feo Belcari, con le lettere di Alessandra Macinghi Strozzi, con gli scritti del domenicano Giovanni Dominici, le prediche volgari di san Bernardino da Siena formano il tesoro della prosa viva, fresca, pura del ’400.

Gli scrittori di letteratura hanno quasi a sdegno di nominare il frate, sulle cui labbra fiorí il puro e giocondo accento di una città che è tutta una gaiezza e uno splendore di vita e d’arte. Solo Niccolò Tommaseo fa eccezione: chiama san Bernardino “onore di Siena e d’Italia... frate cittadino che non degnò esser prelato...; il quale nascendo nell’anno che Caterina moriva, parve redarne lo spirito, a consolare di nobili esempi la patria, e la posterità di quelle memorie che sono speranza.”


Alfredo Baldi