Pagina:Bernardino da Siena - Novellette ed esempi morali, Carabba, 1916.djvu/33

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LA VEDOVA ROMANA


Hai anco un altro essemplo d’una savia e buona matrona di Roma, la quale essendo rimasta vedova e giovana e ricca, avendo fermo il pensiero non voler mai disonestare il corpo suo, e pure, perché ella era giovana e bella, temeva, dicendo con seco: “Io non so se io mi potrò stare vedova.” E da se medesima faceva ragione e diceva: “Doh! se io piglio marito, che si dirà di me? Egli si dirà che io non sia potuta stare senza.” E pure desiderando nell’animo suo di pigliar marito, volse prima provare la fantasia del popolo, e tenne questo modo. Ella fece scorticare un cavallo, e disse a uno suo famèglio: “Monta in su questo cavallo, e va’ per tutta Roma, e pone mente a quello che si fa o si dice di questo cavallo.” El famèglio, subito montato in sul cavallo, va per Roma. Beato colui che poteva correre a vedere questo cavallo scorticato! E cosí stato tutto dí, la sera elli tornò a casa. La donna domanda al famèglio: “Che s’è detto di questo cavallo per Roma?” Elli rispose: “Doh! oh!! tutta Roma correva per vederlo questo cavallo, e ognuno diceva: Che maraviglia è questa? che pareva che fusse beato colui che ’l poteva vedere, tanta era la gente!” Costei l’altro dí ne fece scorticare un altro, e diello pure a costui, dicendoli che facesse al modo che aveva detto di quell’altro. Similemente costui andò per Roma cavalcando questo cavallo, e non tanta gente correva


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