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Pagina:Bertolotti - Il ritorno dalla Russia, 1857.djvu/11

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i lineamenti della Venere Gnidia o dell’Italica, ma l’Isabey mai non ritrasse una più leggiadra francese. Splendida di beltà, era Adele il vanto del villaggio, la gioia de’ suoi parenti, il sospiro di tutta la gioventù del paese. Ella era cara alle sue stesse rivali. Sì dolce l’indole, sì puri n’erano i sensi, e tanto blando il parlare, che sforzato avrebbe ad amarla perfino le cose prive del senso: nè la Marna, scendendo dal monte natio, più amabil vergine mirava sul tortuoso suo lido. Adele ricambiava Enrico di un pari amore. Era il primo amore in entrambi, il vero amore, l’amore che mai non si obblia. Due fratelli, che militavano coll’esercito di Suchet nella Spagna, metteano Enrico al riparo della legge obbligante i giovani francesi a portare le armi. Varii decreti del Senato affermavano tal securtà. Spuntava allora l’anno 1813, ed Enrico doveva sposare Adele al finire del giugno. Ma i disastri che percossero il grand’esercito dopo l’incendio dell’antica metropoli de’ Moscoviti, trassero il Senato imperiale a rompere le proprie sue leggi. Enrico fu chiamato a raccorsi sotto le aquile, vedove de’ veterani loro campioni, spenti da❜ ghiacci aquilonari, più che dal ferro dell’incalzante nemico.