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Pagina:Bertolotti - Il ritorno dalla Russia, 1857.djvu/112

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contrare l’esercito. La città di Como gli era sempre rimasta fedele, come del pari lo era Pavia. Unitosi al nuovo esercito, al quale aggiunse molti militi di Como, si diresse per Pavia, dove era stazionato il resto delle sue forze, e quelle ancora dello sleale marchese di Monferrato. I Milanesi vollero coraggiosamente tentare una giornata inantochė le forze riunite piombassero sopra Milano. Già ogni trattato di pace era stato rotto dall’imperatore dal momento che si trovò in forze più che bastanti per la vendetta. I Milanesi venivano soccorsi dai Bresciani, Veronesi e Piacentini: questi alleati si portarono colle loro forze all’incontro dell’imperatore, e ne lo raggiunsero verso Busto Arsizio; qui s’impegnò la battaglia con pari accanimento e fermezza: ma l’azione fu tanto felice per i Milanesi, che l’armata imperiale venne rotta e quasi distrutta, molti rimasero sul campo, i fuggitivi inseguiti sino alle sponde del Ticino, e ivi gettati ed affogati; il rimanente si arrese, ed i prigionieri vennero condotti a Milano. Fra i prigionieri si contarono varj illustri principi, un principe nipote dell’imperatore, ed un fratello dell’arcivescovo di Colonia; fu presa la cassa militare, lo scudo e la lancia del sovrano; e Federigo, umiliato e sconosciuto, si rifugiò in Pavia. Questo lu-