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La chiesa di S. Ambrogio non si trovò bastantemente capace per celebrarvi pomposamente queste nozze, epperò si fabbricò una grandiosissima sala di legno nel giardino del monastero. Il corredo della sposa ce lo indica la corona piacentina. Aveva seco la sposa ben cento cinquanta cavalli carichid’oro, d’argento, drapperie, panni, pellicce: nec plusquam CL. equos oneratos auro et argento, et samitorum, et palliorum, et grixiorum,et variorum, et aliarum bonarum rerum. Queste nozze ebbero per iscopo di rendere il re Enrico sovrano degli stati del re Ruggero, il quale non aveva che l’unica figlia Costanza. Tale nobilissima funzione ricevette ancora nuovo splendore dalla solenne incoronazione del re Enrico, imponendogli la corona del regno d’Italia.
Federico, passato in Germania, si diportò con tale dispotismo, che molte delle città della Germania si determinarono a stabilire un governo municipale; e con un’apparente dipendenza diventarono liberi. Federigo, ritrovandosi debole, e vacillante il suo regno, lasciò la dignità imperiale, ed in cattivo stato la Germania, da cui sul fine di sua vita estrasse cento mila Tedeschi, e miseramente li condusse a perire nell’impero di Costantinopoli, col fine di conquistare la