atto sommesso e supplichevole colle spade sguainate sul collo furono otto consoli con otto cavalieri, i quali giurarono di ubbidire e di far ubbidire tutti i cittadini di Milano a quanto gli avesse decisamente ordinato; lo che avvenne il giovedi primo giorno di marzo. La domenica seguente fecero lo stesso trecento cavalieri, dai quali furongli inoltre rassegnati trentasei de’ principali vessilli colle chiavi della città. In esecuzione degli imperiali comandamenti il martedì giorno sesto di marzo dovettero trasferirsi a Lodi altri molti distinti personaggi con quasi mille fantaccini col carroccio, sopra cui ergevasi il vessillo maggiore, quod apud nos (sono parole del tedesco Burcardo, Lib. 22 Anthropos) standard dicitur: voce conservatasi presso il volgo nostro per dinotare que’ vessilli che portar si sogliono nelle processioni. Col gran vessillo portate furono all’imperatore più di cento bandiere di tutte le vicinie, ossia parrocchie, nelle quali era suddivisa tutta la milizia delle sei porte principali di Milano, e le due trombe denotanti il Governo della repubblica, con tutte infine le altre insegne guerresche. Dallo stesso Burcardo abbiamo un’esatta descrizione del lungo spettacolo dato in quel giorno di martedì dagli infelici Milanesi al Barbarossa e a tutto l’esercito