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che trovavasi in Lodi. Vedesi ivi deseritto il modo con cui presentosssi a questo tiranno la loro milizia; come gli fu da essa rassegnato colle altre divise militari e della repubblica il carroccio, rassegnato in guisa che abbassatosi alla presenza del sovrano, sembrò esso pure prestargli omaggio; come un de’ consoli, ed il conte di Biandrate abbiano preso ciascheduno a ragionargli in tristi e compassionevoli accenti, come i vinti postisi tutti a terra co’ gesti, e co’ pianti, e colle grida abbiano tentato di ammolire l’animo dell’imperterrito vincitore, e piegarlo alla pietà, alla misericordia ed al perdono, sebbene inutilmente. Tutti gli spettatori a tal vista non poterono ritenere le lagrime, la sola faccia di Barbarossa non diede segno alcuno di sensibilità (ė Burcardo che parla), ma stette soda come un macigno. Anzi perchè la descritta funzione aveagli recato piacer sommo, ordinò si rinovasse nel seguente giorno, della quale volle si godesse pur anche l’augusta sua consorte Beatrice.
Siccome non ogni leggitore di storie saprà che voglia dire Carroccio, così sarà bene darne una spiegazione. L’arcivescovo di Milano Ariberto, uomo di indole generosa e benefica, che non poco contribuì a restituire le mura diroccate della patria e mu-