Vai al contenuto

Pagina:Bertolotti - Il ritorno dalla Russia, 1857.djvu/130

Da Wikisource.

— 125 —


A compimento della storia che risguarda Federigo Barbarossa, si deve accennare un indegno ed umiliante scorno toccato ai Milanesi dacchè furono in balia del vincitore. Pretendono alcuni scrittori, come Alberto Crantz, il Manstero, il Paradino, lo Spigelio ed il Moreri, di non aver d’essi potuto salvare altrimenti la vita, che alla vergognosa condizione di dovere coi denti cavare un fico dal deretano di un asino; e ciò in vendetta di una gravosissima ingiuria da loro commessa contro l’imperatrice. Al dire dei medesimi, portata ella dalla curiosità di vedere una città sì rinomata qual era Milano, volle un giorno entrarvi; ma non sì tosto vi pose piede, che venne presa dall’ammutinata plebe, che l’accomodo su di un asino colla faccia rivolta indietro, dandole in mano per briglia la coda della bestia, e così sconciamente facendola girare per le strade più popolate; dopo di che trucido barbaramente la guernigione imperiale. Avvertono in oltre alcuni de’ citati scrittori che l’asino adoperato per quella indecente pubblicità è stato quello stesso sopra cui fu dai Milanesi collocata l’augusta Beatrice, e che molti cittadini vollero piuttosto subir la morte, innanzi che esporsi a si umiliante ignominia. A tenere di quanto sopra questo fatto esposero nelle