Vai al contenuto

Pagina:Bertolotti - Il ritorno dalla Russia, 1857.djvu/27

Da Wikisource.

— 22 —

consapevole essendo la ragione, sognava que’ giorni soavi che vissuti ell’aveva al fianco di Enrico; ed allora il pianto le rigava le gote, quel pianto di cui Guglielmo erasi accorto alcune volte nel venirle all’improvviso e non veduto dappresso.

Ma ben dieci volte non avea ancora mutato di volto la luna. Che Adele divenne lieta madre di un vezzoso bambino. Essa il latte gli diede, e tutti nell’infante raccolse i suoi pensieri di amore; nè mai Guglielmo più in lei discoperse un mesto atto o sembiante, nè ignota stilla di pianto bagnarle il bel viso, se pure pianto non era spremuto dalla materna pietà, dall’amore materno. Sposo lietissimo, avventuroso padre, possedendo un vero amico a lui conforme di anni in Adolfo, Guglielmo, da tutti amato e pregiato, ricco di filosofia, di salute e di beni qual era, felice si reputava, quanto mortale può essere in terra felice. E del pari Adele traeva in mezzo al padre ed al marito tanto più riposato il vivere, quanto più vedea quel bambino, argomento d’ogni sua cura, non meno che a lei era çaro al marito ed al padre. E se talvolta ancora ella pensava ad Enrico, era come pensa all’arco de’ leali amanti, fanciulla che abbia letto l’istoria del prode Amadigi e della bellissima Oriana.