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Pagina:Bertolotti - Il ritorno dalla Russia, 1857.djvu/30

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sangue nelle vene le gela.... Era un notturno augello che si toglieva da quella siepe, impaurito al passare di lei, e forte sbattendo le ale. Ella ride del suo timore, del sogno ella ride, ma accelera il passo, e già non lungi che due volte il tiro di una fionda apparivano le bianche mura della Ferté, quando repente s’ode dietro un strepito come di una sedia da due cavalli tirata. «È Guglielmo!» ella dice, e tosto rivolgesi; ma il cocchio non è del marito. Ella fermasi e lascia che passi. Dentro vi seggono due che non conosce. Ella appena li guarda, ed il cocchio trapassa. Ma, Adele! grida uno di que’di dentro, e tosto frena i veloci cavalli, ed a terra ne balza. «Adele! Adele! Ove ti ritrovo!», egli grida, ed ai piedi si prostra di lei... Oh cielo! è desso.... É desso Enrico.... Ella il riconosce e ne sviene. Da una forte essenza che in una fiala egli recava con sè, vien richiamata agli spiriti la tramortita. Ella apre gli occhi, e colle mani gli palpa i capelli e la fronte, come per accettarsi se veramente ei sia vivo; poscia dischiudendo con un sospiro le labbra: «Enrico! disse, sei tu ben desso? Nė m’illude la mente trasportata in delirio?» — «O Adele, egli esclama: Oh tu, pensiero d’ogni mio giorno, sogno d’ogni mia notte! alfine pure ti riveggo, ed ogni