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Pagina:Bertolotti - Il ritorno dalla Russia, 1857.djvu/31

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passato male già obblio». — «Enrico! ella soggiunse: come scampasti da morte? Te ognuno estinto crede, ed estinto te dichiararono gli atti del ministero, ed il tuo zio fu de’ tuoi beni l’erede». — Egli me li renderà, la legge è in mio favore, ed ei m’ama. Lunga e l’istoria de’ miei casi, e l’ora è tarda troppo, e non acconcio è il sito a fermarti. Io te li narrerò per disteso a tempo migliore. Ti basti ora vedere che salvo io ritorno, e ritorno più amante di te che non sia stato giammai. Dolce mia vita, ti sei tu pure serbata fedele?» — E sì dicendo, egli stringeva la destra di Adele, e d’amorosi baci la ricopriva. Ma traendole a sè: «Che parli, Enrico, ella disse: la non isperata gioja di rivederti e il dolce costume antico scordare mi faceano che io manco al mio dovere nell’ascoltarti a favellarmi di amore. Nulla ormai ci resta di comune fra noi.» — «Oh cielo, che parli? sclamò Enrico. Forse ad un altro hai tu impegnata la fede? Ma che mai scerno? Quel fanciullo!... Ah sì, intendo ogni cosa. Ho salvato la vita, na ho perduto Adele, che assai più della vita mi era diletta. Ah perchè nelle triste solitudini della Russia io non rimasi a condurre i giorni scampati dal ferro nemico? Ivi era un cuore che mi adorava. Partendo, io dispietato lo lacerai. Ed