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Pagina:Bertolotti - Il ritorno dalla Russia, 1857.djvu/32

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ora, ch’ebbro d’amore ritorno ad Adele, trovo Adele vincolata ad un più felice mortale. Ah come mai, ingrata, potesti tu dimenticarti di Enrico?...» Ma in questo mentre da lunge s’ode di un’altro cocchio il fragore... «Ε mio marito, ella sclama: Deh! parti Enrico, deh! parti. Egli nulla sa del nostro amore primiero. Ah! non rendere infelice la donna che amasti. Parti, compiangimi, addio... per tutta la vita, addio. Troppo, ahi già troppo fui rea pensando a te, pensando ad Enrico io moglie di un altro». E nell’atto che così parlava, gli distendeva la bianca mano ch’egli baciava e bagnava delle sue lagrime. “Ed oh! diceva l’afflitto, se tu me lo imponi, ecco io parto. Io parto, o Adele, il tuo volere mi è legge. Morire, pria che dispiacerti, tale è il mio fermo divisamento. Ma ch’io più non ti vegga, ah non isperarlo giammai. Tutti dove sei io voglio passare i miei giorni, ed il villaggio ove tu alberghi mi terrà luogo di Parigi e del mondo.”

Cresce il romore, il nuovo cocchio più e più si avanza. — “Che dicesti, Enrico, o gran Dio; no, fuggi, fuggi, e per sempre ti scorda di me. Ah fuggi, fuggi, mi vuoi vedere colpevole e sventurata?» — «Adele! risponde Enrico. Un solo accento... dove poss’io rivederti?» Il timore che Guglielmo