pose che seco venisse, promettendogli che nulla trasanderebbe per tornarlo in florida salute, e rendergli men duro l’esiglio. Асcettò Enrico l’offerta gentile, e il governatore della provincia, arrendendosi ai pieghi di Speranski, permise il chiesto trasferimento del prigioniero. Essi partirono, e dopo lungo tragitto, fatto più lungo dall’egra condizione di Enrico, giunsero finalmente a Krasno, pai piedi dei monti Ural sulle rive dell’Ufa. Ivi Genni, una dolce fanciulla unica figlia di Speranski e suo amore, piglio cura del giovane straniero, il quale fu costretto a giacere per l’inasprirsi che avea fatto la pertinace ferita. Ella ne piglio cura, nè sapeva mai dipartirsi dal letto di Enrico; e s’egli era piagato nelle membra, più insanabile piaga di amore ella accolse nel petto innocente. In questa guisa oltre a due anni passò Enrico, sorgendo talora dalle inferme piume, e ricadendo talora più aggravato dal male. Nessuno v’era prigioniere francese in quelle spiagge remote; nè della sua patria potea attignere novella veruna tranne quanto suonava confusa intorno la voce di grandi sconfitte, di Parigi espugnata, e di cangiato ordine di regnatori. Più volte egli scrisse al al padre, ai parenti, ad Adele; ma o sia che smarrite andassero le lettere nell’attraversare