fuga potesse levarmi di angustia, e che quando lontano io mi fossi, forse scordato ella avrebbe d’uomo ch’ella presente adorava. E così feci, e dei ricchi e molti lor doni pigliato sol quanto potea condurmi alla città più vicina, partii prima dell’alba, lasciando un foglio al padre ed un altro alla figlia, nei quali io dipingeva i vivi sensi del mio ricordevole cuore, ed aggiungeva ch’io non m’era condotto a tale estremo, se non perchè non mi reggeva l’animo di dare l’ultimo addio, ad ospiti tanto cortesi, e che d’altronde insuperabile necessità mi facea legge di tornare alla patria. Di tal forma io mi dipartii; ma non aveva fatto cento verste ancora, che un drappello di Kirghissi, armati di arco, mi giunge sopra e mi circonda. Senza udirmi, nè mi avrebbero inteso, essi mi traggono al villaggio più vicino, ove mi lasciano in casa del magistrato. Era un buon vecchio costui, e sorridendo mi disse; non affliggerti dell’arresto, o figliuolo, un giudice più grazioso ti aspetta. — Egli uscì; ed in sua vece, ecco repente apparire Genni. Trasognata e bianca in volto ella era, e tale che il cuor mi strinse forte dolor del suo stato. — Crudel francese! disse l’infortunata, questa mercede adunque tu rendi alla pietà ed all’amore? Tu fuggi, Enrico! ma da chi fuggi tu mai? Tu fuggi