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Pagina:Bertolotti - Il ritorno dalla Russia, 1857.djvu/46

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da colei che in te solo ha riposto ogni speranza, ogni affetto, da coler che vania più del giorno, che più del cielo ti adora. Ah sì, Enrico, io per te mi struggo d’amore, e tel giuro per quel Dio che ci vedene ei ascolta, e che forse io offendo co’ miei insani trasporti. Ora vedi a qual rio passo tu traesti giovinetta pudica, al cui labbro era amore ignota parola! Per rattenerli io posi in uso la forza fonti dipinsi fuggiasco, ed invocai in mio favore la legge. Ora mi ascolta. Se tu, con me non ritorni, vedi tu questo ferro? — Ed un pugnale, sì dicendo, trasse di sotto all’indico sciallo che il seno le gli omeri le avviluppava. — Ebbene, se non ritorni, questo ferro, qui di presente, su gli occhi tuoi stessi, io me lo pianto nel cuore.

“Invano ora dispettoso, ora dolce, io mi adoperai a parlarle, invano addussi ragioni, porsi preghiere, iterai proteste; tutto tutto fu indarno; e nelle sue pupille ardeva a tal lampo di furor disperato, che ben fu mestieri che io le cedessi alfine. E che doveva io mai fare? Lasciar che trafitta di propria mano mitrotolasse ai piedi la misericordiosa fanciulla che da seconda vita avea donato a me languente ed afflitto! Oh Adele! no no, chi ha saputo farsi amare da te, non può aver l’animo capace di tanta barbarie.”