contemplandolo fiso, bianca si fece in volto, a guisa di funereo lenzuolo, e rendendolo a me con mano che tremolava: — Essa è bella, esclamò, bella assai, più bella di me.... ma ben più di me fortunata! — E la sua voce, mentre così parlava, pareva uscire dal fondo di una tomba. Immoto io rimasi alcun momento a rimirarla, e mi mettea terrore d’egro suo stato, e la disperazione che le infoscava l’aspetto. Alfine, con teneri atti e con accenti quanto io poteva più blandi, fattala sedere sull’erba al mio fianco. Genni, le dissi, ad ognuno le sue sorti son fisse. Prima che partissi per la guerra, io amai, come amano in cielo gli spiriti, una soave donzella. Ella ha nome Adele, e tu ne scorgi l’immagine in questo ritratto. Noi ei giurammo eterno amore ed eterna fede di sposi. Io non tel dissi, quando tu ancor non mi amavi. Nè allora io doveva turbarti la mente con racconti di amore. Io non tel dissi poscia quando mi avvidi che tu m’amavi; il tuo amore era già corso tant’oltre, che io temeva di aprirli mortale ferita col manifestarti imprudentemente il vero! Ora che a farlo io sono costretto, deh non crucciarti sì forte. Usa alfine la ragione, o Genni. Vinci te medesima. Se il cielo non volte che amore ci unisse, almeno la fida amicizia ci terrà legatie per