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Pagina:Bertolotti - Il ritorno dalla Russia, 1857.djvu/54

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chè domare non puoi l’amore, ma ne sei domata tu stessa e trattane miseramente a perire, non fia mai vero ch’io deggia essera l’empio stromento della tua morte. Il cielo che legge nel profondo della mia anima, egli perdoni se la fede che ho giurato ad Adele, ora la infrango per te, per liberare da morte chi mi ha salvato la vita. Gentil giovinetta, devi ti riconforta. Io sarò il tuo sposo fedele! Un sì vivo amore ben merita di avere ricambio di athore, e t’amerò, mia pietosa Genni, od almeno per quanto basta il volere, io tutto farò per amarti. Porgimi la tua mano; e questo bacio ti sia pegno di tenera fede. — È tardi, ella rispose; è troppo tardi! Oh Enrico! Io muoio, e più non mi rimane speranza. In te io desiderai l’amante: lo sposo nou basta ad un’anima che avvampisi d’amor com’io avvampo. Indarno immolare ora ti vuoi per salvarmi. Tu mi dai la mano, ma non puoi darmi il cuore; ed io sospirai il tuo cuore, non già la tua mano. Oh vivi, Enrico, vivi per la tua Adele felice Adele: felice Adele, che così bene e amata da te! Vivi a gioire nella tua patria più fortunati giorni in braccio ad una sposa fedele, e che, e me fascia qui infelice morire. Per me non ha più pace fuor della tomba, e non vi è speranza che nel soggiorno di lassù, în mezzo al cantici delle