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lagrime, lagrime ardenti e che tuttavia non aveano la forza di riscaldarla. Io ricoprii di baci quella mano, ed essa più fredda si fece.... Oh cielo! ella è spenta! Accorrete! Io gridai.... Vennero le ancelle e le pietose amiche, ed il padre pur venne.... Ma l’anima di Genni avea già lasciato la terra.
“Io mi ritrassi alle mie stanze, e per due giorni ricusai di prender cibo. Il terzo dì, seguii al tempio le spoglie della vergine estinta, e prosteso ai piedi del suo feretro, pregai che in cielo ella mi fosse di aita, perocchè al cielo certamente era salita quell’anima pura. Indi portata fu al cimitero la bara, e dopo un’altra preghiera, la calarono giù nella fossa. Sull’orlo di quella fossa io stava piangendo la sventurata. Ma quando udii che i sassi, misti colla terra gettata dalla pala del seppellitore, nel cadere sulla cassa che racchiudeva le compiante reliquie, mandavano un lugubre suono che parea dire, — ahi non è più colei che tu traesti a morire, e lo stesso suo cadavere ora per sempre scompare, — io caddi come morto sul funereo suolo, nè so ancor bene perchè una sola tomba non ei abbia raccolti amendue.”