| Questa pagina è stata trascritta e formattata, ma deve essere riletta. |
| — 52 — |
CAPITOLO XIV.
Ei tornò dalla Soria
Il crociato Cavalier,
Ah la morte era men ria
Nel sepolcro de’ guerrier.
Dal proveniale.
Enrico si asciugò una lagrima, poi continuò la sua narrazione.
“Come l’altra mattina fu apparita, io men partii, nè volli prendere alcuna delle sue gemme, ma le feci distribuire ai poveri del villaggio, affinchè anco dopo morta giovasse agli infelici colei che in vita n’era stata assidua consolatrice. Io lasciai pure tutti i doni che in più volte ella fatto mi aveva, non serbando che la sola ciocca de’ capelli, donatami sul letto di morte, e che attorta al mio braccio or qui vedi, nè certo può dispiacerti, o Adele, che questo pegno di amore e di tutto io conservi. Spogliato di tutto io partiva, ma sforzommi il padre ad accettare quanto m’era d’uopo al lungo e difficile viaggio. Compagna al mio cammino veniva l’angosciosa memoria della fanciulla perita di amore, e giunto che fui in Mosca, mi assalì un’ardente febbre che due mesi mi ritenne in quella capitale, già risorgente