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Qui dividiamoci, e sia questa l’ultima volta che i nostri sguardi s’incontrino. Giustissimo Iddio! perdona a queste lagrime che sì copiose io verso e sì amare! Troppo grande è lo sforzo per una debil donna trasportata d’amore. Però dividiamoci, e sia per sempre. Ahi quanto mi costa il proferire una tale parola! Io farò ogni sforzo per dimenticarti! Volesse il cielo che Adele si potesse dimenticate di Enrico!”
E mentre così parlava, traeva caldi sospiri la misera, e le lagrime le rigavano le candide gote; lagrime pari alle stille dell’alba che si posano sul calice di un fiore odoroso.
“Tu piangi, o Adele, grido Enrico, tu piangi, e vuoi ch’io ti lasci? Ah sì, tu mi ami ancora, tu mi ami di un fido amore, di un amor pari al mio. Oh incantatrice vista, dolcissima vista che cancelli dal mio spirito ogni presente dolore! Avventurato istante che a me tieni il posto di mille anni di felicita! Ah sì, tu mi ami, nè più chieggo altro al destino. Che importa a me che d’altri siano le tue membra leggiadre! Il cuore, il cuore è mio! di Enrico e il cuore di Adele. E quanto la coppa della voluttà può contener di dolcezze, e tutto un nulla a paragone di cotesto ineffabile pianto di amore, il tuo