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amore deliro. E tergendosi gli occhi, e tutti richiamando intorno a se gli antichi sensi d’onore, grave in aspetto e con atto di maestà gli volse queste parole:
“Non più, Enrico, non più. Io fui rea, ben lo scerno, nel venire a segreto colloquio con te, rompendo il freno ch’è imposto a moglie pudica. Ma se fallii, sen faccia tosto l’ammenda; anche all’errore ci è ancora riparo. Io ti lascio, addio!... Oh Eurico! io ti amai, ben lo vedesti, e vedi come ardentemente tuttora io ti ami. Niuna donna ha mai amato d’amore più vivo. Ma da questo punto, io lo giuro al cielo che mi ascolta, ed a me stessa io lo giuro, da questo punto ogni mio studio sia rivolto a svellere dal mio cuore un affetto che contrasta al mio dovere, e rea mi farebbe agli occhi miei, anzi agli occhi stessi di Enrico. Ti lascio, addio. E se la mia voce serba pur anco una qualche potestà sul tuo animo, odi l’estremo mio cenno e l’obbedisci. Fuggi dal mio cospetto, nè rivedere la tua Adele più mai. Verrà tempo, sì (questa speme è soave, nè in allettarla il cuore commette peccato), verrà tempo che noi, disciolti da queste membra caduche e lungi da questo mondo, ci rivedremo in un soggiorno più lieto, in una vita che non avrà fine giammai. Colà