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le propose di fare una gita a Parigi. I piaceri di quella gran capitale non toccavano l’afflitto cuore di Adele, ma le continue distrazioni in che Guglielmo ebbe cura di tenerla, pervennero col tempo a disacerbare in parte il suo affanno.
Dopo alcuni mesi di soggiorno in Parigi, essi tornarono a la Fertè, un giorno in cui Adele era più serena dell’usato, Guglielmo la condusse verso il bosco de’ tigli. Ella tremava nell’avvicinarvisi, ma Guglielmo la rassicurò. Essi penetrarono dentro il bosco, e nel sito ove Enrico erasi ucciso, con meraviglia ella vide un elegante cippo di marmo bianco, innalzato sopra una base di granito. Intorno al cippo erano scritti due versi francesi, che così suonano nella nostra favella:
mi arrise amor, contraria ebbi la sorte;
piangete, amanti, la mia cruda morte.
Calde lagrime inondarono il volto di Adele all’aspetto di quel monumento, per la pietà dell’estinto, e per la generosità del marito che sì nobile contrassegno le dava dell’intera fede in lei posta. Ma non reggendo alla piena degli affetti che quella vista in lei suscitava, volle tosto uscire dal bosco, e poscia che fu tornata in giardino, abbracciando te-