rigo col suo esercito, che si fa ascendere a cento venti mila soldati; e riconosciuta ben munita e difesa, ravvisando essere impresa molto ardua il tentare d’espugnarla, credette più opportuno invece di assedio, di tentarne il blocco; onde distribui il numeroso suo esercito in diversi quartieri intorno alla medesima: concorse altresi a farlo più prudente l’esempio della morte accaduta del conte Eberto de Baten, il quale avendo voluto con un corpo di cavalleria appressarsi di troppo alla città, vi perdette la vita, e fu disfatto il suo corpo d’armata. Per tanto l’imperadore fissò il suo quartiere generale fuori di Porta Romana, dove in distanza di un tiro di freccia vi era una torre di mole sterminata, valde speciosum aedificium, la qual torre avevano i Milanesi presidiata onde impedire che non potessero i nemici di là mirare quanto fecevano essi in città, si per poter dessi spiare più facilmente gli andamenti del campo imperiale. Federigo, ben conoscendo l’importanza di quel posto, risolvette d’impadronirsene a tutto pericolo; e dopo non molti giorni poterono gl’imperiali penetrare sotto gli archi di essa e scavarla dai fondamenti, per cui veggendosi i Milanesi ridotti a mal partito, di essere schiacciati cioè sotto le rovine di quella torre, si arresero a pattuizione.