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Pagina:Bertolotti - Il ritorno dalla Russia, 1857.djvu/96

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glio pronunciato con candore e con impegno di corrispondere alla confidenza di quell’augusto, dovesse cadere a loro danno, perchè subito dopo un atto così solenne, l’imperatore pretese di creare un podestà, cioè un dispotico ministro, che il tutto reggesse a nome di Federigo. Trovandosi i Milanesi per tal modo traditi ed ingannati, si sollevarono, e minacciarono i nunzj imperiali di morte: onde questi non trovandosi sicuri, se ne partirono di notte e si portarono dallo imperatore. Egli trovavasi col suo esercito accampato a Bologna, e l’avviso di quanto era succeduto nella città volò ben presto alle orecchie di Federigo, il quale incollerito più che mai, prese occasione da ciò, previe le citazioni perentorie legalmente promulgate (mentre nulla si operava se non dianzi sentiti i giusdicenti) di proferire sentenza contro i Milanesi, dichiarandoli contumaci, ribelli disertori dell’impero e nemici turbolenti; quindi condanno i beni de’ Milanesi al saccheggio e le persone alla schiavitù; la data di tale sentenza è del 16 aprile dell’anno 1159.

Nello stato cosi delle cose, non v’era altro partito se non se di ricorrere nuovamente alla sorte dell’armi. Il castello di Trezzo era presidiato dagl’imperiali, i quali manomettevano tutte le vicine campagne: i Milanesi