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intrepidi e valorosi, continuarono a difendere la patria, e lasciarono all’imperatore la macchia di una barbara, ma inutile atrocità: nè qui si ristettero i Cremaschi, usando essi del diritto di rappresaglia, uccisero sulle mura in faccia de’ nemici alcuni prigionieri cremonesi e lodigiani; e l’imperatore fece altrettanto, ordinando di appiccare in faccia alla città due prigionieri cremaschi; e questi piantarono sulle mura le forche, e vi appesero due altri prigionieri: finalmente l’accanito imperatore fece condurre sotto le mura tutt’i Milanesi e Cremaschi che aveva in suo potere, ed ordinò che venissero tutti appiccati, jubet ergo de captivis eorum vindictam accipere, eosque pro muris jussit appendi. Rodevicus, Lib. 2.
I vescovi, vedendo tanta micidiale aspra vendetta, si portarono supplichevoli dall’imperatore ad intercedere perdono, a cui, dopo molto pregare, vi si arrese, e si accontentò che venissero appiccati soli quaranta. Ma Crema fu costretta finalmente ad arrendesi, e questo modo di assediare e di prendere una fortezza, l’imperatore credeva essere modo clemente; e la presa di una piccola fortezza dopo lungo ostinato assedio ei la chiamò vittoria. La lettera circolare che l’imperatore scrisse finisce con queste parole: