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Pagina:Bettini - Guida di Castiglione dei Pepoli, Prato, Vestri, 1909.djvu/100

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In quest’epoca solenne, i nostri monti serviron d’asilo ai confessori della Fede, o furono propugnacolo ai devoti delle antiche deità?

Caduta Roma, i barbari, immensa fiumana, inondarono la bella penisola: Roma aveva potuto contro di tutti, tutti poterono contro di lei — l’antica, esecrata tiranna. — La Provvidenza, a quella guisa, che la bufera aggira in vortice la polve, parve rimescolare i popoli, acciò le scintille della nuova fede più rapidamente si spandessero nell’universo: nazioni, dianzi ignorate, da altre più remote cacciate fuori delle loro sedi, dal fondo dell’oriente, e dalle aspre regioni del settentrione piombarono sulla Europa[1].

Di quest’epoca travagliata non rimane per Castiglione nessun documento storico, come non ne rimangono per regioni di ben altra importanza.

Certamente, quando le genti barbariche mettevano a ferro e fuoco le città e le grasse, ricche terre del piano, quelli tra i cittadini e gli abitanti, che poterono, portarono a salvamento sè e le cose loro più preziose nei luoghi più ermi e meno accessibili, fortificandovisi il meglio che loro riuscì. Da questo, in ispecial modo, il numero sorprendente di ròcche, di torri, di fortilizi, onde furono irti i monti nostri — muni-



  1. Dandolo Tullio. Per la Svizzera. Tip. Guglielmini 1857.