Pagina:Bianca Laura Saibante - Discorsi, e lettere, Venezia 1781.djvu/37

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di, e di ramuscelli, quando il nostro punto batte sopra a’ fiori, io voglio che vi risovvenga di quelle corone tessute di fiori, le quali ponevansi i Gentili in capo nel tempo di lietamente banchettare, e massimamente nelle feste di Flora, nelle quali non pure i convitati, ma eziandio le stesse mense di vermiglie rose si coronavano: siccome nel libro quinto de’ Fasti per bocca del Poeta Nasone ci porge testimonianza la Dea medesima, così descrivendo quel bagordo:

Tempora sutilibus cinguntur tota coronis
     Et latet injecta splendida mensa rosa.
Ebrius incinctis philyra conviva capillis
     Saltat, et imprudens utitur arte meri.
Ebrius ad durum formosæ limen amicæ
     Cantat: habent unctæ mollia serta comæ

Ora perciocchè cotai serti servivano per rito di religione, i Cristiani abborrendo ogni superstizione, non facevano de’ fiori corone, ma li tenevano in un falcetto in mano, come accenna Tertulliano nell’Apologetico. Per altro le ghirlande di fiori eziandio fuor di religione d’usavano in segno di allegrezza, e giocondità, come si può ricavare da Properzio nell’Elegia decima del terzo libro, dove fingendo egli, che dalle Muse gli fosse stato annunziato il giorno natalizio della sua donna Cintia, dopo di averle fatti mille prosperi augurj, la esorta a recarsi tutta su d’un’aria festevole, e giojosa: e quindi sopra ogn’altra cosa le raccomanda di non lasciare il capo senza ghirlanda. Eccovi l’intero passo:


E Tu-