Pagina:Bianca Laura Saibante - Discorsi, e lettere, Venezia 1781.djvu/74

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Per altro antichissimo al par dei fiori io reputo l’uso di amare i fiori, di ornarsi di fiori il crine: e parmi già di vedere quelle vaghe figlie de’ primi uomini descritte dal Genesi tutte ricoperte di fiori, che spargeano mille odorosi profumi, onde allettare i figliuoli di Dio. Sì ch’io credo nata parimente col Mondo la donnesca vanità, nato con esso nelle donne il desio d’apparir vaghe, avvenenti: quindi si diero a imitar la bella natura spogliando gli orti e i prati dei lor migliori ornamenti per farsene ricche e leggiadre. Questa nostra tendenza io la trovo scusabile in qualche parte, perchè i fiori solleticano tanto dolcemente e innocentemente i nostri sensi. Quanto non rallegrano essi colle lor vaghezze tante e sì varie e sì mirabili e nuove gli occhi nostri? con quante grate fragranze non vellicano soavemente le papille delle nostre narici? Dal gelsomino, dalla giunchiglia, dall’azzurro-porporina si spreme un nettare, che vince lo stesso mele; la mano si racconsola cogliendo i fiori, il piede scalpitando l’erbette e i fiori: destano essi in noi le più pure dolcissime sensazioni, che scendono fino all’anima: ma per gustarle colla più vera finezza io esorterei ad usarne con sobrietà, come si fa di tutti i più dilicati piaceri, perchè parlando confidentemente fra noi, quel girne cariche ricoperte oltre che si oppone al nostro interesse, perchè si ammirano i fiori più che la bella, io nol saprei scusare di leggerezza. Era una volta tocca anch’io di questa malattia; e dovendo l’altra sera apparire alla danza, mi posi in capo cinque sole palme di fiori,


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