Pagina:Bianca Laura Saibante - Discorsi, e lettere, Venezia 1781.djvu/8

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quelle faccende, che alle Donne appartengono, solo intendo farvi alcuna parola, ed eccomi. Negli scorsi giorni, mentre attendeva a’ miei domestici lavori, mi si leggeva un’erudita Opera del celebratissimo Marchese Maffei1, dov’egli lagnandosi degli abusi, e disordini del nostro Secolo, così dice: Che diremo... del non capitar mai in tutto l’anno que’ giorni, in cui le Madri di Famiglia di attendere all’istruzione de’ figliuoli si sovvengano, e al reggimento domestico, e a que’ lavori, senza l’occupazione, e il piacer de’ quali ogni Donna, per grande che sia, si annoja più volte del vivere? A tali parole tosto mi venne talento d’investigare quai si fossero i lavori delle grandi, e nobili Donne de’ vecchi tempi. Perchè messami a ricercare agevolmente mi venne fatto di rinvenire, che le lane, ed il lino fu l’occupazione principale di esse appresso alcune delle più colte nazioni. Della Ebrea egualmente vecchia che il Mondo, in primo luogo abbiamo gli esempli di Rebecca, e Rachelle, le quali attendevano a filar lane, ed erano si può dire a ragione le prime Donne di que’ tempi, avvegnachè i loro mariti erano Signori d’un popolo numeroso. Oltracciò nelle Parabole di Salomone sicuro riscontro ne ritrovo, dove si descrive la Donna saggia: Quæsivit lanam, et linum, et operata est in confilio manuum suarum. Imperciocchè fa d’uopo attentamente osservare, che Salomone parla sibbene della Donna saggia, ma in uno dimostra eziandio, che ella era Signora dicendo, che il suo


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  1. De’ Teatri antichi e moderni. Cap. 7.