Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/241

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biografie dei consiglieri municipali di roma



SIMONETTI CAV. LUIGI


Consigliere Municipale






Capolettera U - Biografie dei consiglieri comunali di Roma (crop).jpgna profonda tabe economica travaglia la Nazione e il Comune, e il popolo vede sotto i suoi piè aprirsi un abisso, cui per fermo virtù di sapienti ed onesti cittadini, non infinti amatori della patria e nella vita amministrativa fortissimi ed eccellenti non soccorre, ampia, orrenda, miseranda mina sovrasta. — E non è questo un ululo d’augurio sinistro, non il vano lamento d’anima esaltata, non il grido del visionario, ma è la parola che erompe dal cuore di chi medita sulla condizione deplorevolissima della pubblica e privata economia, onde è afflitto lo Stato e il Municipio, il proletario e la classe media dei cittadini; — è la voce del nostro paese, che manda perpetui lai di malcontento e di disperanza, cosicché veggiamo sinanco far di già capolino la questione regionalistica. — L’illustre Palmieri della vita civile discorrendo dice: «chi siede al reggimento della cosa pubblica, innanzi ad ogni cosa conosca essere spogliato della propria persona, e ritenere la pubblica persona di tutto il corpo civile, dovere sostenere e difendere la dignità e il sommo onore della patria, servare le leggi, di buoni ordini provvedere, tutta la città conservare e continuamente ricordarsi, la moltitudine che è governata avere ogni cosa rimessa nella sua fede.» — Per questo è preclaro il detto di Biante filosofo, cioè «l’ufficio dimostra l’uomo virtuoso, perchè nell’ufficio s’ha a fare quello che è utile agli altri, e chi non per, se, ma per altri virtuosamente si esercita, è ottimo; chi al contrario opera, è pessimo.» — Ed altrove il chiarissimo Palmieri si esprime: «come un sano, potente e ben disposto corpo a tempo sopporta molti disordini, perchè la valente natura regge agl’incarichi datigli poi, pure vinta dal troppo, non potendo resistere, cade in infermità che ’l purga, e se per l’avvenire non si corregge, ricade a morte. Così le nazioni a tempo sopportano i disordinati governi, ma in breve tempo è necessario si purghino e quando il disordine è troppo valido, ruinano in irreparabile morte.» —