Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/258

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venanzi cav. giovanni

poichè omai era forza all’espiazione della pena sommettersi, si diè insieme ai compagni d’infortunio con affetto indicibile a stabilire tra i detenuti la concordia, la fraternità e la pace, e ciò si conseguì col distruggere le ruggini dei partiti, col consigliare il rispetto alle individuali opinioni, coll’insinuare aborrimento all’ozio, alla ciarla, alle ubie carcerarie, coll’istituire il mutuo insegnamento e coll’organizzare all’esterno un sicuro mezzo di sussidi. —

Mentre così trascorrevano d’alcun dolce aspersi gli amari anni del carcere, e la consolazione avea avuta grandissima nel vedere molti compagni di causa restituiti a libertà per diminuzione di pena, il 23 Giugno 1866 in odio del bene promosso nella detenzione, fu barbaramente strappato da quei detenuti, con i quali era già nato un legame di affetto come di famiglia, e gettato di nuovo nel carcere detto S. Micheletto tra le branche crudeli del custode Fontana, ove nel più atroce isolamento rimase tre anni interi. —

Però la di lui salute era in sì grave stato ridotta, che per consiglio ed insistenza dei medici, eragli la pena del carcere, che aveva già sofferto per il ben lungo periodo di otto anni, commutata nell’esilio perpetuo. —

E di fatti dopo averlo ancor travagliato con nuovi e più fieri maltrattamenti, era finalmente da due birri accompagnato al confine. —

Il suo nipote Luigi Boccafogli, che fuggito di Roma erasi rifugiato in Foligno, lo accolse con immensa consolazione, con affetto tenerissimo che lo costringeva alle lagrime. — Convissero insieme. — E fu in Foligno che festeggiandosi il 30 Aprile a glorioso ricordo delle battaglie combattuto dal Generale Garibaldi insieme a tanti prodi italiani, il Venanzi dettò un proclama altamente patriottico e commoventissimo, onde particolari attestazioni d’onore n’ebbe anche dalle autorità governative e applaudimento universale. — E noi siam certi di far cosa grata ai lettori riportandolo qui per intero, chè vedranno anche sovr’esso tutta riversata l’anima del patriotta. —

«Folignati! — Il nome di GIUSEPPE GARIBALDI rappresenta le aspirazioni più schiette e gagliarde del Popolo italiano.

Compendia in sè i dolori, le gioie, gli slanci, le lotte della Nazione che spezzando le secolari catene, è sorta a nuova vita.

Porta sculta l’idea del puro amor patrio, del disinteresse, del sagrificio personale, del valore magnanimo, della generosità, — in una parola — della Virtù.

Fiaccola inestinguibile del dritto di Roma e d’Italia, propugnato già sul Gianicolo nel 1849; folgore nelle nazionali battaglie, promosso da poi — con giusta e naturale egemonia — dalla Casa Sabauda e dal magnanimo Re guerriero; meteora prodigiosa che sfolgora ed abbatte la più poderosa tirannide