Pagina:Boccaccio - Decameron I.djvu/121

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novella sesta 117

sia la ’ngiuria la quale tu m’hai fatta nella mia propria figliuola, lá dove, trattandoti io bene ed amichevolemente, secondo che servidor si dée fare, tu dovevi il mio onore e delle mie cose sempre e cercare ed operare; e molti sarebbero stati quegli a’ quali se tu quello avessi fatto che a me facesti, che vituperosamente t’avrebber fatto morire, il che la mia pietá non sofferse. Ora, poi che cosí è come tu mi di’, che tu figliuol se’ di gentile uomo e di gentil donna, io voglio alle tue angosce, quando tu medesimo vogli, porre fine e trarti della miseria e della cattivitá nella qual tu dimori, e ad una ora il tuo onore ed il mio nel suo debito luogo riducere. Come tu sai, la Spina, la quale tu con amorosa avvegna che sconvenevole a te ed a lei amistá prendesti, è vedova, e la sua dota è grande e buona; quali sieno i suoi costumi ed il padre e la madre di lei, tu il sai: del tuo presente stato niente dico. Per che, quando tu vogli, io sono disposto, dove ella disonestamente amica ti fu, che ella onestamente tua moglie divenga e che in guisa di mio figliuolo qui con essomeco e con lei quanto ti piacerá dimori. — Aveva la prigione macerate le carni di Giannotto, ma il generoso animo dalla sua origine tratto non aveva ella in cosa alcuna diminuito, né ancora lo ’ntero amore il quale egli alla sua donna portava; e quantunque egli ferventemente disiderasse quello che Currado gli offereva e sé vedesse nelle sue forze, in niuna parte piegò quello che la grandezza dell’animo suo gli mostrava di dover dire, e rispose: — Currado, né cupiditá di signoria né disidèro di denari né altra cagione alcuna mi fece mai alla tua vita né alle tue cose insidie come traditor porre. Amai tua figliuola ed amo ed amerò sempre, per ciò che degna la reputo del mio amore; e se io seco fui meno che onestamente secondo l’oppinion de’ meccanici, quel peccato commisi il qual sempre seco tiene la giovanezza congiunto, e che se via si volesse tôrre, converrebbe che via si togliesse la giovanezza, ed il quale, se i vecchi si volessero ricordare d’essere stati giovani e gli altrui difetti con li lor misurare e li lor con gli altrui, non saria grave come tu e molti altri fanno: e come amico, non come