Pagina:Boccaccio - Decameron I.djvu/162

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158 giornata seconda

fattolo che fosse giá mai; poi ciascuno con la sua licenza tornò a casa sua, ed esso infino alla morte visse in Parigi piú gloriosamente che mai.

[IX]

Bernabò da Genova, da Ambruogiuolo ingannato, perde il suo e comanda che la moglie innocente sia uccisa; ella scampa, ed in abito d’uomo serve il soldano; ritruova lo ’ngannatore e Bernabò conduce in Alessandria, dove lo ’ngannatore punito, ripreso abito feminile, col marito ricchi si tornano a Genova.


Avendo Elissa con la sua compassionevole novella il suo dover fornito, Filomena reina, la quale bella e grande era della persona, e nel viso piú che altra piacevole e ridente, sopra sé recatasi, disse: — Servar si vogliono i patti a Dioneo, e però, non restandoci altri che egli ed io a novellare, io dirò prima la mia, ed esso, che di grazia il chiese, l’ultimo fia che dirá. — E questo detto, cosí cominciò:

Suolsi tra’ volgari spesse volte dire un cotal proverbio, che lo ’ngannatore rimane a piè dello ’ngannato; il quale non pare che per alcuna ragione si possa mostrare esser vero, se per gli accidenti che avvengono non si mostrasse. E per ciò, seguendo la proposta, questo insiememente, carissime donne, esser vero come si dice, m’è venuto in talento di dimostrarvi: né vi dovrá esser discaro d’averlo udito, acciò che dagl’ingannatori guardarvi sappiate.

Erano in Parigi in uno albergo alquanti grandissimi mercatanti italiani, qual per una bisogna e qual per un’altra, secondo la loro usanza: ed avendo una sera tra l’altre tutti lietamente cenato, cominciarono di diverse cose a ragionare, e d’un ragionamento in altro travalicando, pervennero a dire delle lor donne, le quali alle lor case avevan lasciate; e motteggiando cominciò alcuno a dire: — Io non so come la mia si fa, ma questo so io bene, che, quando qui mi viene alle