Pagina:Boccaccio - Decameron I.djvu/165

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novella nona 161

ciò che tu di’ potere avvenire alle stolte, nelle quali non è alcuna vergogna: ma quelle che savie sono hanno tanta sollecitudine dell’onor loro, che elle diventan forti piú che gli uomini, che di ciò non si curano, a guardarlo; e di queste così fatte è la mia. — Disse Ambruogiuolo: — Veramente, se per ogni volta che elle a queste cosí fatte novelle attendono nascesse loro un corno nella fronte, il quale desse testimonianza di ciò che fatto avessero, io mi credo che poche sarebber quelle che v’attendessero: ma, non che il corno nasca, egli non se ne pare, a quelle che savie sono, né pedata né orma, e la vergogna ed il guastamento dell’onore non consiste se non nelle cose palesi; per che, quando possono, occultamente il fanno, o per mattezza lasciano. Ed abbi questo per certo: che colei sola è casta la quale o non fu mai da alcuno pregata, o se pregò, non fu esaudita. E quantunque io conosca per naturali e vere ragioni cosí dovere essere, non ne parlerei io cosí appieno, come io fo, se io non ne fossi molte volte e con molte stato alla pruova; e dicoti così, che, se io fossi presso a questa tua cosí santissima donna, io mi crederei in brieve spazio di tempo recarla a quello che io ho giá dell’altre recate. — Bernabò, turbato, rispose: — Il quistionar con parole potrebbe distendersi troppo: tu diresti ed io direi, ed alla fine niente monterebbe. Ma poi che tu di’ che tutte sono cosí pieghevoli e che d tuo ingegno è cotanto, acciò che io ti faccia certo dell’onestá della mia donna, io son disposto che mi sia tagliata la testa se tu mai a cosa che ti piaccia in cotale atto la puoi condueere: e se tu non puoi, io non voglio che tu perda altro che mille fiorin d’oro. — Ambruogiuolo, giá in su la novella riscaldato, rispose: — Bernabò, io non so quello che io mi facessi del tuo sangue, se io vincessi; ma se tu hai voglia di vedere pruova di ciò che io ho giá ragionato, metti cinquemilia fiorin d’oro de’ tuoi, che meno ti deono essere cari che la testa, contro a mille de’ miei: e dove tu nin uno termine poni, io mi voglio obligare d’andare a Genova ed infra tre mesi dal dì che io mi partirò di qui avere della tua donna fatta mia volontá, ed in segno di ciò recarne meco delle sue cose piú care