Pagina:Boccaccio - Decameron I.djvu/207

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novella terza 203

se tu le conosci! — Il valente uomo, mostrando di vergognarsi forte, disse: — Mai si che io le conosco, e confessovi che io feci male; e giurovi che, poi che io cosí la veggio disposta, che mai di questo voi non sentirete piú parola. — Ora, le parole fur molte: alla fine il frate montone diede la borsa e la cintura all’amico suo, e dopo molto averlo ammaestrato e pregato che piú a queste cose non attendesse, ed egli avendogliele promesso, il licenziò. Il valente uomo, lietissimo e della certezza che aver gli parea dell’amor della donna e del bel dono, come dal frate partito fu, in parte n’andò dove cautamente fece alla sua donna vedere che egli avea e l’una e l’altra cosa; di che la donna fu molto contenta, e piú ancora per ciò che le parea che il suo avviso andasse di bene in meglio. E niuna altra cosa aspettando se non che il marito andasse in alcuna parte, per dare all’opera compimento, avvenne che per alcuna cagione, non molto dopo a questo, convenne al marito andare infino a Genova. E come egli fu la mattina montato a cavallo ed andato via, cosí la donna n’andò al santo frate, e dopo molte querimonie piagnendo gli disse: — Padre mio, or vi dico io bene che io non posso piú sofferire: ma per ciò che l’altrieri io vi promisi di niuna cosa farne che io prima noi vi dicessi, son venuta ad iscusarmivi; ed acciò che voi crediate che io abbia ragione e di piagnere e di ramaricarmi, io vi voglio dire ciò che il vostro amico, anzi diavolo del ninferno, mi fece stamane poco innanzi matutino. Io non so qual mala ventura gli si facesse assapere che il marito mio andasse iermattina a Genova: se non che stamane, all’ora che io v’ho detta, egli entrò in un mio giardino e vennesene su per uno albero alla finestra della camera mia, la quale è sopra il giardino, e giá aveva la finestra aperta e voleva nella camera entrare, quando io, destatami, subito mi levai, ed aveva cominciato a gridare, ed avrei gridato: se non che egli, che ancora dentro non era, mi chiese mercé per Dio e per voi, dicendomi chi egli era; laonde io, udendolo, per amor di voi tacqui, ed ignuda come io nacqui corsi e serra’gli la finestra nel viso, ed egli nella sua malora credo che se n’andasse, per ciò che poi piú nol sentii. Ora, se questa è bella cosa ed