Pagina:Boccaccio - Decameron I.djvu/213

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

novella quarta 209
fare alcuni tuoi fatti, se a far n’hai alcuno, e poi desinare, ed essere appresso al vespro nella chiesa e quivi dire certe orazioni che io ti darò scritte, senza le quali non si può fare, e poi in su la compieta ritornare al modo detto. E faccendo questo, sí come io feci giá, spero che anzi che la fine della penitenza venga tu sentirai maravigliosa cosa della beatitudine eterna, se con divozione fatta l’avrai. — Frate Puccio disse allora: — Questa non è troppo grave cosa né troppo lunga, e deesi assai ben poter fare: e per ciò io voglio al nome di Dio cominciar domenica. — E da lui partitosi ed andatosene a casa, ordinatamente, con sua licenza per ciò, alla moglie disse ogni cosa. La donna intese troppo bene, per lo star fermo infino a matutino senza muoversi, ciò che il monaco voleva dire; per. che, parendole assai buon modo, disse che di questo e d’ogni altro bene che egli per l’anima sua faceva ella era contenta e che, acciò che Iddio gli facesse la sua penitenza profittevole, ella voleva con essolui digiunare, ma fare altro no. Rimasi adunque in concordia, venuta la domenica, frate Puccio cominciò la sua penitenza, e messer lo monaco, convenutosi con la donna, ad ora che veduto non poteva essere, le piú delle sere con lei se ne veniva a cenare, seco sempre recando e ben da mangiare e ben da bere, poi con lei si giaceva infino all’ora del matutino, al quale levandosi se n’andava: e frate Puccio tornava a letto. Era il luogo il quale frate Puccio aveva alla sua penitenza eletto allato alla camera nella quale giaceva la donna, né da altro era da quella diviso che da un sottilissimo muro; per che, ruzzando messer lo monaco troppo con la donna alla scapestrata, ed ella con lui, parve a frate Puccio sentire alcun dimenamento di palco della casa; di che, avendo giá detti cento de’ suoi paternostri, fatto punto quivi, chiamò la donna senza muoversi, e domandolla ciò che ella faceva. La donna, che motteggevole era molto, forse cavalcando allora la bestia di san Benedetto o vero di san Giovanni Gualberto, rispose: — Gnaffe, marito mio, io mi dimeno quanto io posso. — Disse allora frate Puccio: — Come ti dimeni? che vuol dir questo dimenare? — La donna ridendo, che e di buona aria e valente donna