Pagina:Boccaccio - Decameron I.djvu/229

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

novella settima 225

chiamata e moglie d’uno Aldobrandino Palermini, innamorato oltre misura per li suoi laudevoli costumi, meritò di godere del suo disidèro; al qual piacere la fortuna, nemica de’ felici, s’oppose, per ciò che, qual che la cagion si fosse, la donna, avendo di sé a Tedaldo compiaciuto un tempo, del tutto si tolse dal volergli piú compiacere, né a non volere non solamente alcuna sua ambasciata ascoltare, ma vedere in alcuna maniera. Di che egli entrò in fiera malinconia e spiacevole, ma si era questo suo amor celato, che della sua malinconia niuno credeva ciò essere la cagione: e poi che egli in diverse maniere si fu molto ingegnato di racquistare l’amore che senza sua colpa gli pareva aver perduto, ed ogni fatica trovando vana, a doversi dileguar del mondo, per non far lieta colei che del suo male era cagione, di vederlo consumare, si dispose. E presi quegli denari che aver potè, segretamente, senza far motto ad amico o a parente fuor che ad un suo compagno il quale ogni cosa sapea, andò via e pervenne ad Ancona, Filippo di San Lodeccio faccendosi chiamare; e quivi con un ricco mercatante accontatosi, con lui si mise per servidore ed in su una sua nave con lui insieme n’andò in Cipri. I costumi del quale e le maniere piacquero sí al mercatante, che non solamente buon salario gli assegnò, ma il fece in parte suo compagno, oltre a ciò gran parte de’ suoi fatti mettendogli tra le mani; li quali esso fece sí bene e con tanta sollecitudine, che esso in pochi anni divenne buono e ricco mercatante e famoso. Nelle quali faccende, ancora che spesso della sua crudel donna si ricordasse e fieramente fosse da amor trafitto e molto disiderasse di rivederla, fu di tanta costanza, che sette anni vinse quella battaglia. Ma avvenne che, udendo egli un dí in Cipri cantare una canzone giá da lui stata fatta, nella quale l’amore che alla sua donna portava ed ella a lui ed il piacere che di lei aveva si raccontava, avvisando questo non dovere potere essere, che ella dimenticato l’avesse, in tanto disidèro di rivederla s’accese, che piú non potendo sofferir si dispose a tornar a Firenze. E messa ogni sua cosa in ordine, se ne venne con un suo fante solamente ad Ancona, dove essendo ogni sua