Pagina:Boccaccio - Decameron I.djvu/251

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novella ottava 247

— Non c’è egli piú persona che noi due? — Disse il monaco: — Sí, a migliaia, ma tu non gli puoi né vedere né udire se non come essi te. — Disse allora Ferondo: — O quanto siam noi di lungi dalle nostre contrade? — Hoio!— disse il monaco — se’ vi di lungi delle miglia piú di ben-la-cacheremo. — Gnaffe, cotesto è bene assai! — disse Ferondo — e per quello che mi paia, noi dovremmo esser fuor del mondo, tanto ci ha. — Ora, in cosí fatti ragionamenti ed in simili, con mangiare e con battiture, fu tenuto Ferondo da diece mesi, infra li quali assai sovente l’abate bene avventurosamente visitò la bella donna e con lei si diede il piú bel tempo del mondo. Ma come avvengono le sventure, la donna ingravidò, e prestamente accortasene, il disse all’abate; per che ad ammenduni parve che senza alcuno indugio Ferondo fosse da dovere essere di purgatoro rivocato a vita e che a lei si tornasse, ed ella di lui dicesse che gravida fosse. L’abate adunque la seguente notte fece con una voce contraffatta chiamar Ferondo nella prigione e dirgli: — Ferondo, confòrtati, ché a Dio piace che tu torni al mondo; dove tornato, tu avrai un figliuolo della tua donna, il quale farai che tu nomini Benedetto, per ciò che per gli prieghi del tuo santo abate e della tua donna e per amor di san Benedetto ti fa questa grazia. — Ferondo, udendo questo, fu forte lieto, e disse: — Ben mi piace: Iddio gli déa il buono anno a messer Domenedio ed all’abate ed a san Benedetto ed alla moglie mia casciata melata dolciata. — L’abate, fattogli dare nel vino che egli gli mandava di quella polvere tanta, che forse quattro ore il facesse dormire, rimessigli i panni suoi, insieme col monaco suo tacitamente il tornarono nell’avello nel quale era stato sepellito. La mattina in sul far del giorno Ferondo si risentí e vide per alcun pertugio dell’avello lume, il quale egli veduto non avea ben diece mesi; per che, parendogli esser vivo, cominciò a gridare: — Apritemi apritemi! — ed egli stesso a pontar col capo nel coperchio dell’avello sí forte, che, ismossolo, per ciò che poca ismovitura a fare aveva, lo ’ncominciava a mandar via: quando i monaci, che detto avean matutino, corson colá e conobbero la voce di Ferondo e viderlo