Pagina:Boccaccio - Decameron I.djvu/382

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378 giornata quinta

Bolgaro avea nome; la quale un giovanetto che d’una isoletta ad Ischia vicina, chiamata Procida, era, e nominato Gianni, amava sopra la vita sua, ed ella lui. Il quale, non che il giorno da Procida ad usare ad Ischia per vederla venisse, ma giá molte volte di notte, non avendo trovata barca, da Procida infino ad Ischia notando era andato, per poter vedere, se altro non potesse, almeno le mura della sua casa. E durante questo amore cosí fervente avvenne che, essendo la giovane un giorno di state tutta soletta alla marina, di scoglio in iscoglio andando marine conche con un coltellino dalle pietre spiccando, s’avvenne in un luogo tra gli scogli riposto, nel quale, sí per l’ombra e sí per lo destro d’una fontana d’acqua freddissima che v’era, s’erano certi giovani ciciliani, che da Napoli venivano, con una lor fregata raccolti. Li quali, avendo la giovane veduta bellissima e che ancora lor non vedea, e veggendola sola, tra sé diliberarono di doverla pigliare e portarla via: ed alla diliberazione seguitò l’effetto. Essi, quantunque ella gridasse molto, presala, sopra la barca la misero ed andâr via: ed in Calavria pervenuti, furono a ragionamento di cui la giovane dovesse essere, ed in brieve ciascun la volea; per che, non trovandosi concordia tra loro, temendo essi di non venire a peggio e per costei guastare i fatti loro, vennero a concordia di doverla donare a Federigo re di Cicilia, il quale era allora giovane e di cosí fatte cose si dilettava: ed a Palermo venuti, così fecero. Il re, veggendola bella, l’ebbe cara: ma per ciò che cagionevole era alquanto della persona, infino a tanto che piú forte fosse, comandò che ella fosse messa in certe case bellissime d’un suo giardino il quale chiamavan la Cuba, e quivi servita; e cosí fu fatto. Il romore della rapita giovane fu in Ischia grande, e quello che piú lor gravava era che essi non potevan sapere chi si fossero stati coloro che rapita l’avevano. Ma Gianni, al quale piú che ad alcuno altro ne calea, non aspettando di doverlo in Ischia sentire, sappiendo verso che parte n’era la fregata andata, fattane armare una, sú vi montò, e quanto piú tosto potè, discorsa tutta la marina dalla Minerva infino alla Scalea in Calavria e per tutto della giovane