Pagina:Boccaccio - Decameron I.djvu/407

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novella decima 403

il tempo della vostra giovanezza, per ciò che niun dolore è pari a quello, a chi conoscimento ha, che è ad avere il tempo perduto. E da che diavol siam noi poi, da che noi siam vecchie, se non da guardar la cenere intorno al focolare? Se niuna il sa o ne può render testimonianza, io sono una di quelle: ché ora che vecchia sono, non senza grandissime ed amare punture d’animo conosco, e senza prò, il tempo che andar lasciai: e ben che io noi perdessi tutto, ché non vorrei che tu credessi che io fossi stata una milensa, io pur non feci ciò che io avrei potuto fare; di che quando io mi ricordo, veggendomi fatta come tu mi vedi, che non troverei chi mi desse fuoco a cencio, Iddio il sa che dolore io sento. Degli uomini non avvien così: essi nascono buoni a mille cose, non pure a questa, e la maggior parte sono da molto piú vecchi che giovani: ma le femine a niuna altra cosa che a fare questo e figliuoli ci nascono, e per questo son tenute care. E se tu non te n’avvedessi ad altro, sì te ne dèi tu avvedere a questo, che noi siam sempre apparecchiate a ciò, che degli uomini non avviene: ed oltre a questo, una femina stancherebbe molti uomini, dove molti uomini non possono una femina stancare; e per ciò che a questo siam nate, da capo ti dico che tu fai molto bene a rendere al marito tuo pan per focaccia, sì che l’anima tua non abbia in vecchiezza che rimproverare alle carni. Di questo mondo ha ciascun tanto quanto egli se ne toglie, e spezialmente le femine, alle quali si convien troppo piú d’adoperare il tempo quando l’hanno che agli uomini, per ciò che tu puoi vedere che, quando c’invecchiamo, né marito né altri ci vuol vedere, anzi ci cacciano in cucina a dir delle favole con la gatta e ad annoverare le pentole e le scodelle: e peggio, che noi siamo messe in canzone, e dicono: «Alle giovani i buon bocconi ed alle vecchie gli stranguglioni», ed altre lor cose assai ancora dicono. Ed acciò che io non ti tenga piú in parole, ti dico infino da ora che tu non potevi a persona del mondo scoprire l’animo tuo che piú utile ti fosse di me, per ciò che egli non è alcun sì forbito, al quale io non ardisca di dire ciò che bisogna, né sì duro o zotico, che io non ammorbidisca bene e rechilo a ciò che io vorrò. Fa’ pure che