Pagina:Boccaccio - Decameron I.djvu/414

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410 giornata quinta

nicchio, s’io nol picchio» o «Deh! fa’ pian, marito mio» o Io mi comperai un gallo delle lire cento»? — La reina allora, un poco turbata, quantunque tutte l’altre ridessero, disse: — Dioneo, lascia stare il motteggiare e dinne una bella: e se non, tu potresti provare come io mi so adirare. — Dioneo, udendo questo, lasciate star le ciance, prestamente in cotal guisa cominciò a cantare:

     Amor, la vaga luce
che move da’ begli occhi di costei
servo m’ha fatto di te e di lei.
     Mosse da’ suoi begli occhi lo splendore
che pria la fiamma tua nel cor m’accese,
per li miei trapassando:
e quanto fosse grande il tuo valore,
il bel viso di lei mi fe’ palese;
il quale imaginando,
mi sentii gir legando
ogni vertú e sottoporla a lei,
fatta nuova cagion de’ sospir miei.
     Così de’ tuoi, adunque, divenuto
son, signor caro, ed ubidente aspetto
dal tuo poter merzede:
ma non so ben se ’ntero è conosciuto
l’alto disio che messo m’hai nel petto
né la mia intera fede
da costei, che possiede
sì la mia mente, che io non torrei
pace fuor che da essa, né vorrei.
     Per ch’io ti priego, dolce signor mio,
che gliel dimostri, e faccile sentire
alquanto del tuo foco
in servigio di me, ché vedi ch’io
giá mi consumo amando, e nel martire
mi sfaccio a poco a poco;
e poi, quando fia loco,
me raccomanda a lei come tu dèi,
che teco a farlo volentier verrei.