Pagina:Boccaccio - Decameron I.djvu/89

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novella terza 85

poter dire; e di ciò niuno dèe aver maraviglia, se discretamente pensa che tutte le cose, le quali noi scioccamente nostre chiamiamo, sieno nelle sue mani, e per conseguente da lei secondo il suo occulto giudicio, senza alcuna posa, d’uno in altro e d’altro in uno successivamente, senza alcuno conosciuto ordine da noi, esser da lei permutate. Il che, quantunque con piena fede in ogni cosa e tutto il giorno si mostri, ed ancora in alcune novelle di sopra mostrato sia, nondimeno, piacendo alla nostra reina che sopra ciò si favelli, forse non senza utilitá degli ascoltanti aggiugnerò alle dette una mia novella, la quale avviso dovrá piacere.

Fu giá nella nostra cittá un cavaliere il cui nome fu messer Tebaldo, il quale, secondo che alcuni vogliono, fu de’ Lamberti, ed altri affermano lui essere stato degli Agolanti, forse piú dal mestier de’ figliuoli di lui poscia fatto, conforme a quello che sempre gli Agolanti hanno fatto e fanno, prendendo argomento che da altro. Ma lasciando stare di quale delle due case si fosse, dico che esso fu ne’ suoi tempi ricchissimo cavaliere, ed ebbe tre figliuoli, de’ quali il primo ebbe nome Lamberto, il secondo Tedaldo ed il terzo Agolante, giá belli e leggiadri giovani, quantunque il maggiore a diciotto anni non aggiugnesse, quando esso messer Tebaldo ricchissimo venne a morte, ed a loro sí come a legittimi suoi eredi ogni suo bene e mobile e stabile lasciò. Li quali, veggendosi rimasi ricchissimi e di contanti e di possessioni, senza alcuno altro governo che del loro medesimo piacere, senza alcun freno o ritegno cominciarono a spendere, tenendo grandissima famiglia e molti e buoni cavalli e cani ed uccelli e continuamente corte, donando ed armeggiando e faccendo ciò non solamente che a gentili uomini s’appartiene, ma ancor quello che nell’appetito loro giovenile cadeva di voler fare. Né lungamente fecero cotal vita, ché il tesoro lasciato loro dal padre venne meno: e non bastando alle cominciate spese solamente le loro rendite, cominciarono ad impegnare ed a vendere le possessioni; ed oggi l’una e doman l’altra vendendo, appena s’avvidero, che quasi niente venuti furono, ed aperse loro gli occhi la povertá,